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Fonte: Nonprofitonline

Crescono le organizzazioni di volontariato in Italia: nel 2009, infatti, se ne contano 43.323 (il 3% in più del 2008 quando ne risultavano 42.056). Aumentano in particolare in Calabria (1.696, pari a +19,3% rispetto l'anno precedente), in Umbria (1.112, pari a +16,2%), nel Lazio (2.336, pari a +14,1%), in Veneto (3.123, +13,9%) e nelle Marche (1.740, +13,1%). Il 63% di questo "universo", vale a dire 27.309 unità, risultano iscritte ai registri pubblici (+4,5% rispetto al 2008 e +11,4% rispetto al 2007).

E' quanto emerge dai dati raccolti dai Comitati di gestione dei fondi speciali per il volontariato in collaborazione con i Centri di servizio per il volontariato. I 78 Centri di Servizio presenti in Italia in tutte le regioni operano sul territorio nazionale attraverso 432 punti di servizio (sedi principali, delegazioni e sportelli periferici), in media 1 ogni 138mila abitanti e 1 ogni 100 organizzazioni di volontariato. A questi centri nel 2009 sono stati erogati dalle Fondazioni di origine bancaria oltre 93milioni di euro (il 9% in meno rispetto l'anno precedente) ma, tenendo conto delle disponibilità di esercizi precedenti o di altri fondi di altri soggetti, i CSV hanno potuto disporre complessivamente di 133.290.565 euro (-4,5% rispetto il 2008).

Il "censimento" del volontariato italiano è raccolto nel Compendio statistico sui Centri di Servizio del Volontariato e sui Comitati di gestione dei Fondi speciali per il Volontariato, realizzato dalla Consulta nazionale dei Comitati di gestione e presentato giovedì 30 giugno a Torino nel corso di una conferenza stampa presso la Fondazione CRT Cassa di Risparmio di Torino.

"E' la seconda volta (la prima edizione è stata presentata nel 2010) che la Consulta si cimenta in un'opera di raccolta sistematica dei dati di funzionamento, dispersi in una molteplicità di luoghi e di archivi, di tutti i "sistemi regionali" preposti alla gestione dei fondi speciali per il volontariato (ex L. 266/91) - spiega il presidente Carlo Vimercati - Si tratta di uno strumento molto utile perché fa da ponte tra i Centri di servizio, che sono gli attuatori finali del processo, e gli stakeholder che si trovano a monte a a valle dello stesso (Fondazioni bancarie, Enti locali, Organizzazioni di volontariato), per i quali risulta molto difficile avere una visione unitaria del sistema dei fondi speciali. Esso infatti si presenta come una sommatoria di tanti sistemi regionali che non sempre sono in grado di dialogare tra loro in modo efficiente. La legislazione sul volontariato presenta molte lacune al riguardo, a cui noi abbiamo cercato di ovviare creando uno spazio di lavoro comune tra i Comitati di gestione e i Centri di servizio. Il Compendio è uno dei risultati a cui siamo arrivati".

Nella prima parte del Compendio viene descritto il "bacino d'utenza" dei Centri di Servizio per il Volontariato nelle regioni italiane, mentre nella seconda parte si passa ad analizzare l'operatività dei Centri stessi.

Secondo i dati raccolti, quasi tutti i CSV sono dotati di un sito web attraverso il quale forniscono alla cittadinanza e alle associazioni informazioni sulle attività e le iniziative. Nel 2009 i 78 Centri contano complessivamente sull'equivalente di 833,4 addetti a tempo pieno, di cui il 94,2% costituito da dipendenti o parasubordinati a tempo pieno o part time, e il restante 5,8% da operatori autonomi o da professionisti-consultenti: circa 1,4 addetto per 100mila abitanti a livello nazionale. Il 69,2% degli operatori sono impiegati nell'attività di front office e quindi a diretto contatto con le organizzazioni di volontariato e gli utenti, il restante 30,8% è impegnato in mansioni amministrative o di archivio dati e documentazione.

In una parte della ricerca vengono analizzati, con un modello semplificato di analisi delle priorità espresse, i bisogni manifestati dalle organizzazioni di volontariato e i servizi resi dai Centri di Servizio: le associazioni del terzo settore chiedono in particolare consulenze per il sostegno alle prassi amministrative, adempimenti di legge, aspetti legali e, sempre di più, anche supporto alla partecipazione ai bandi e alla progettazione sociale; il secondo tipo di bisogno è quello della promozione del volontariato e delle singole organizzazioni di volontariato e, a seguire, la formazione; solo al quarto posto della graduatoria viene indicata l'esigenza di avere più finanziamenti; agli ultimi due posti si collocano l'esigenza di servizi tecnico-logistici e il bisogno di informazione/documentazione.

La terza parte del Compendio analizza l'operatività dei Comitati regionali di gestione dei Fondi speciali per il Volontariato che svolgono una delicata funzione di regolazione e controllo del sistema in qualità di amministratori dello stesso. Essi provvedono, tra l'altro, ad assegnare annualmente i fondi ai Centri di servizio sulla base dei programmi di attività da questi presentati, e a controllare i relativi rendiconti.

Per lo svolgimento delle proprie funzioni i Comitati di gestione, composti ciascuno da 15 membri impegnati a titolo gratuito, si avvalgono di 61 operatori dedicati (tra dipendenti e consulenti), e di strutture particolarmente snelle. La maggior parte dei Coge regionali dispone di un sito web per la comunicazione delle proprie attività o per la diffusione di materiale informativo (leggi, pareri, delibere, bandi...).

Nel 2009 i costi di funzionamento dei Comitati di gestione hanno inciso per il 3,9% sul totale delle somme assegnate ai Centri di servizio.

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